GIOVEDI', 19 ottobre 2006
ITALIA. APPROVATA ALLA CAMERA RISOLUZIONE PER MORATORIA ONU Sergio D'Elia, primo firmatario della risoluzione 19 ottobre 2006: è stata approvata oggi dalla Commissione esteri della Camera dei Deputati la risoluzione per la moratoria ONU delle esecuzioni capitali, nonostante il parere contrario del Governo. Nel corso della discussione il Governo aveva proposto una modifica del dispositivo della risoluzione depositata da Sergio D'Elia, Deputato della Rosa nel Pugno e Segretario di Nessuno tocchi Caino e sottoscritta da rappresentanti di tutti i gruppi parlamentari, che chiedeva di dare tempestiva e piena attuazione a quanto stabilito all'unanimità alla Camera il 27 luglio scorso, presentando all'Assemblea Generale dell'ONU in corso una proposta di risoluzione per la moratoria universale delle esecuzioni capitali in vista dell'abolizione definitiva. La proposta del Governo era invece quella di presentare quest'anno una semplice dichiarazione contro la pena di morte ed una eventuale presentazione della risoluzione alla prossima Assemblea Generale dell'ONU. La Commissione esteri non ha accettato la proposta del Governo considerandola non in linea con il mandato parlamentare della Camera di luglio e ha, all'unanimità votato a favore del dispositivo D'Elia. Ha così commentato il voto Sergio D'Elia: Con il voto di oggi sono state riaffermate le prerogative proprie del Parlamento e la sua dignità troppo spesso, violate dal potere esecutivo che nelle Aule parlamentari si impegna a fare una cosa e poi ne compie altre di segno esattamente contrario. Ora il Governo ha una sola via da seguire, che è quella di presentare immediatamente all'Assemblea Generale dell'ONU in corso non una dichiarazione generica contro la pena di morte ma una risoluzione per la moratoria universale delle esecuzioni capitali che a differenza della dichiarazione avrebbe un valore politico e formale enorme. A sostegno dell'approvazione della risoluzione in Commissione esteri, Nessuno tocchi Caino e il Partito Radicale hanno svolto in concomitanza con la discussione un sit-in davanti Montecitorio.
VENERDI', 6 ottobre 2006
INVITO. NESSUNO TOCCHI SADDAM E MORATORIA ONU DELLE ESECUZIONI CAPITALI 6 ottobre 2006: ti invitiamo a partecipare alla conferenza stampa che si svolgerà a Roma lunedì 9 ottobre, alle ore 15,00 presso la sede del Partito Radicale in via Torre Argentina 76 nel corso della quale saranno illustrati il contenuto dell'appello Nessuno tocchi Saddam e lo stato, preoccupante, dell'iniziativa italiana per la presentazione all'Assemblea Generale dell'ONU in corso della risoluzione per la moratoria delle esecuzioni capitali. Parteciperanno alla conferenza stampa: Marco Pannella, Presidente di Nessuno tocchi Caino e parlamentare europeo, Oliviero Toscani, Consiglio direttivo di Nessuno tocchi Caino e fotografo, Sen. Cesare Salvi, Presidente della Commissione Giustizia del Senato, Sen. Furio Colombo, Membro Commissione Esteri del Senato, Sergio D'Elia, Segretario di Nessuno tocchi Caino e Deputato della Rosa nel Pugno, Elisabetta Zamparutti, Tesoriere di Nessuno tocchi Caino. Ti aspettiamo. Puoi confermare la tua partecipazione via e-mail: elisabetta.zamparutti@nessunotocchicaino o telefonicamente allo 06 68803848.
SABATO, 1 luglio 2006
Rosa nel Pugno. D’Elia: Pannella-D’Elia, una bella accoppiata Roma, 1 luglio 2006 Dichiarazione di Sergio D’Elia, Deputato della Rosa nel Pugno (già terrorista) Capisco che l’occasione è ghiotta. Siccome si deve pestare Pannella, come fare a non accoppiarlo al terrorista D’Elia, Nominato-dal-Governo-Segretario-Generale-Unico-della-Camera e che la settimana prossima è onorato addirittura di una personalissima mozione di dimissioni presentata niente po’ po’ di meno che dal capogruppo e dal coordinatore di Forza Italia Elio Vito e Sandro Bondi, richiesta che segue quella avanzata nei giorni scorsi dallo SDI-Toscana. Ricostruzioni giornalistiche mi attribuiscono ora il ruolo di portavoce di Pannella e della componente radicale del gruppo parlamentare e pure la responsabilità di aver determinato la crisi del gruppo e, dopo di questo, magari pure del Progetto della Rosa nel Pugno. Sul Riformista di oggi Ottaviano Del Turco, che pure mi ha strenuamente difeso nei giorni scorsi e di cui lo ringrazio pubblicamente, mi accusa ora di aver ‘riproposto il peggio della tradizione partitocratica, secondo cui anche le decisioni sui gruppi parlamentari vanno demandate alla segreteria del partito’. Al mio amico Ottaviano faccio solo osservare che lui, non presente alla riunione del gruppo e parlando, quindi, ‘de relato’, corre il rischio di riproporre il peggio della tradizione giudiziaria italiana, quella dei pentiti che parlavano ‘de relato’. E’ vero, ho contribuito a bloccare le nomine nelle commissioni bicamerali. L’ho fatto non perchè non fossi d’accordo nel merito o perchè ritenessi che la decisione non fosse esclusiva prerogativa del gruppo parlamentare (nella riunione del gruppo ho sostenuto esattamente il contrario), ma per sollevare una questione politica grande come una casa, la crisi evidente della Rosa nel Pugno, che lo stesso comunicato di dimissioni di Roberto Villetti riconosce con chiarezza e onestà . Un soggetto politico che non riesce a convocare la sua Segreteria, che non fa passi in avanti verso la costituzione formale del nuovo partito, che prima ne fissa tempi e tappe (tra cui una ‘Fiuggi 2’) e poi non opera di conseguenza, anzi, determina nei fatti un rinvio, bene che vada, a dopo l’estate, che annuncia la tenuta in questi giorni della sua Segreteria e poi nei fatti non la convoca, un siffatto soggetto politico evidenzia una crisi che non può essere mascherata dal ‘buon funzionamento’ del suo gruppo parlamentare e la cui soluzione non può essere demandata a nessun altro che non siano i suoi organi statutari. Il gruppo parlamentare non può essere il surrogato del ‘partito’, non può essere la camera di compensazione e non può esercitare ruoli di supplenza rispetto a questioni, regole e organi statutari che non gli sono propri.
MARTEDI', 27 giugno 2006
Iraq: RnP, salvare Saddam dalla pena di morte occasione per l'Italia dopo la decisione del ritiro delle truppe - Roma, 27 giugno 2006 - Dichiarazione Sergio D'Elia e Giacomo Mancini, deputati della Rosa nel Pugno Cosa intende fare il governo italiano riguardo alla richiesta-offerta di Marco Pannella di un incarico straordinario con l’obiettivo di salvare Saddam dall’esecuzione, ma anche per salvare, con la vita di Saddam, la vita del diritto, dei diritti, della civiltà che lui ha massacrato in mezzo secolo regime sanguinario?â€. La questione è stata posta oggi al Ministro degli Esteri Massimo D’Alema dai deputati della Rosa nel Pugno Sergio D’Elia e Giacomo Mancini nel corso della audizione presso le commissioni congiunte Esteri e Difesa del parlamento. La domanda è rimasta inevasa. Attendiamo che il Governo si esprima sulla proposta di Pannella o con altre iniziative sulla sorte dell’ex dittatore iracheno. Certo è che, dopo la decisione di ritirarsi dall’Iraq e, nello stesso tempo, di impegnarsi nel campo della sicurezza e della ricostruzione economica, civile e democratica del paese, una iniziativa italiana contro la pena di morte a Saddam costituirebbe un fatto simbolico e concreto dal forte significato politico. Tanto più che, in queste ore stanno crescendo le adesioni di parlamentari di tutti gli schieramenti e di personalità del mondo arabo all’appello ‘Nessuno tocchi Saddam’ lanciato da Nessuno tocchi Caino il cui primo firmatario è il Presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga. Â
LUNEDI', 19 giugno 2006
IRAQ. NESSUNO TOCCHI CAINO, NESSUNO TOCCHI SADDAM 19 giugno 2006: Vale anche per Saddam il nostro Nessuno tocchi Caino: quindi, nessuno tocchi Saddam, il che non vuol dire la sua impunità ma la sua incolumità fisica e dignità umana, hanno dichiarato Sergio D'Elia ed Elisabetta Zamparutti, Segretario e Tesoriere di Nessuno tocchi Caino, nel commentare la richiesta di condanna a morte per l'ex dittatore iracheno. Per quello che Saddam ha fatto al suo stesso popolo prosegue il comunicato di NtC - Saddam meriterebbe mille pene capitali, ma la domanda è: ci meritiamo noi di comminarla? L'esecuzione di Saddam chiama in causa, innanzitutto, la nostra civiltà e umanità . Condannarlo a morte e giustiziarlo sarebbe anche un grave errore politico, perchè offrirebbe alla guerriglia sunnita e al terrorismo un martire di cui nutrirsi, un mito da sbandierare. Così il dittatore più sanguinario al mondo, dalle pagine della cronaca nera della storia, dove è bene che rimanga, passerebbe alle prime pagine della politica contemporanea. C'è un'altra ragione per cui non va condannato a morte: il processo in corso non è rispettoso degli standard minimi di un giusto processo internazionalmente riconosciuti. Il tribunale che lo sta giudicando è stato messo su in fretta e furia per decisione politica di un governo di transizione, in una situazione di emergenza e agli albori di un processo di ricostruzione del paese, in cui non hanno ancora visto la luce le basi minime di uno Stato di diritto e di un sistema di separazione dei poteri. Il processo è condotto da soli magistrati sciiti e kurdi, quindi si connota come il processo delle vittime contro il loro carnefice. Sarebbe stato meglio affidare la sorte di Saddam a giudici di un tribunale internazionale. (Fonti: NtC, 19/06/2006)
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